Petrolio, la produzione resta alta

Aerei bloccati a terra, strade deserte, navi ferme in porto, le filiere produttive sono in standby e la metà della popolazione mondiale è in quarantena hanno fatto crollare la richiesta di petrolio. Se con una domanda così bassa la produzione dovrebbe  diminuire paradossalmente sta invece aumentando.

La situazione è da ricondurre alle maggiori potenze produttrici come Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita che da settimane stanno combattendo per le quote di mercato, per vedere chi resisterà ulteriormente ai prezzi sempre più bassi.

Solo pochi giorni fa, hanno raggiunto il minimo dal 2002, con il WTI sotto la soglia dei 20 dollari a barile.

Mosca pronta a un'intesa sul petrolio

Prosegue la corsa al rialzo del petrolio sui mercati internazionali dopo che Mosca è uscita allo scoperto, aprendo a un'intesa con l'Organizzazione dei paesi esportatori per stabilizzare i prezzi. La Russia è in stretto contatto con Stati Uniti e Arabia Saudita per valutare la situazione, ha garantito il presidente Putin. 

Il TX Group non verserà dividendi

Il gigante editoriale zurighese TX Group, a cui tra gli altri appartiene Tamedia, attiva nel settore della stampa cartacea, non verserà dividendi per l'esercizio in corso a causa dell'evoluzione negativa dei risultati dovuta alla pandemia di coronavirus. Nel 2019, gli azionisti avevano ricevuto un compenso di 3,50 franchi per titolo.

Possibili costi per 4'100 miliardi

L'emergenza coronavirus potrebbe costare all'economia mondiale 4'100 miliardi di dollari, pari a quasi il 5% del pil globale: è la stima della Banca asiatica di sviluppo, secondo cui le perdite legate "alla peggiore pandemia" mai registrata da un secolo a questa parte potrebbero essere anche maggiori.

"L'impatto potrebbe essere anche maggiore poichè fattori come possibili crisi sociali e finanziarie ed effetti di lungo periodo sull'assistenza sanitaria e l'istruzione sono esclusi dall'analisi", precisano gli economisti.

Un periodo di contenimento più breve, ha spiegato la banca, potrebbe invece ridurre le perdite a 2'000 miliardi di dollari.

"Sarà la peggiore recessione di sempre"

La crisi innescata dalla pandemia di coronavirus non può essere paragonata ad altri rallentamenti della storia degli Stati Uniti. "E' la più profonda di sempre, cinque volte più severa della media del dopoguerra".

Lo afferma la Bank of America, prevedendo la perdita di 16-20 milioni di posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione destinato a schizzare al   15,6%, ben oltre i tassi registrati durante la recessione del 2007-2009.

L'istituto stima una contrazione del prodotto interno lordo nazionale del 7% nel primo trimestre, del 30% nel secondo e dell'1% nel terzo.

Aerei semivuoti in febbraio

Il traffico passeggeri del trasporto aereo ha segnato in febbraio un calo del 14% su base annua. Lo rende noto l'International Air Transport Association, precisando che si tratta della maggiore flessione dall'11 settembre 2001, giorno degli attacchi suicidi compiuti contro obbiettivi civili e militari negli Stati Uniti.

Covid-19, le PMI stanno già licenziando

Il 6,5% delle piccole e medie imprese (PMI) interrogate nell'ambito di un sondaggio hanno già licenziato personale a causa del coronavirus, e un ulteriore 8% prevede di farlo. Un terzo degli interpellati si sente inoltre non aiutato abbastanza da Berna.

I dati emergono da un rilevamento effettuato da Gryps, portale che mette in comunicazione le piccole aziende con i consumatori, in base a un rilevamento effettuato fra il 30 marzo e oggi cui hanno partecipato 270 realtà imprenditoriali.

L'indagine mette anche in luce come il 43% degli interrogati abbiano già introdotto il lavoro ridotto e il 54% abbia decretato uno stop alle assunzioni.

Appartamenti, inserzioni in calo

Il coronavirus sta già avendo un impatto sul mercato degli affitti, anche se non ancora sulle pigioni: il numero delle inserzioni è in calo, mentre i canoni di locazione sono praticamente invariati.

All'inizio di marzo a livello elvetico si contavano 20'500 annunci per alloggi in affitto, un numero sceso a 17'300 alla fine del mese, informa l'azienda che calcola l'indice Swiss Real Estate Offer Index.

Le pigioni degli appartamenti offerti in locazione in marzo sono invece calate rispetto a febbraio dello 0,1%, mentre sull'arco dei dodici mesi vi è stata una progressione dello 0,1%.